Comune di Orroli

Le Chiese e le Feste

LE CHIESE E LE FESTE
 
CIMG0253.JPGSan Vincenzo Ferreri 
Al santo spagnolo è dedicata la chiesa in stile aragonese-rustico che nasce nel 1704 per volontà del teologo Salvatore Pisano.
La chiesa di San Vincenzo Ferreri, per titolo di fondazione, possedeva il diritto di Patronato e lo “jus sepeliendi”, cioè il diritto di sepoltura, per cui all’interno della chiesa potevano costruirsi le tombe per i soli discendenti ed ascendenti della famiglia del fondatore.
La facciata presenta un portale con antichi fregi oramai deteriorati e falsa lunetta lavorata a modanature. Nella parte alta del prospetto frontale, unico elemento ornamentale è un rosone a sguanci inserito in un semplice fastigio ricurvo alle cui estremità sono posti due monoliti sferici sormontati da cuspide. Un interessante campanile a vela biluce, con monofore a sesto acuto e linea superiore definita da una cornice modanata, è posizionato su un’opera muraria affiancata al lato destro dell’edificio.
Nel sagrato è stata individuata un’area cimiteriale ed un ossario.
Il santo viene festeggiato dalla popolazione orrolese l’ultima domenica di settembre: in occasione della festa è prevista una messa in cui viene  ricordata la vita del santo e una processione in suo onore compiuta di sabato sera: nella chiesa erano presenti due statue del santo, la più piccola veniva portata in processione mentre la più grande veniva sfirata dai fedeli quanfo si desiderava porre fine a lunghi periodi di siccità. I festeggiamenti “laici” hanno già inizio il giorno primae si concludono la sera della domenica. Le serate sono allietate da attrazioni musicali e talvolta da spettacoli pirotecnici.
Chi ha vissuto la sua giovinezza negli anni centrali  del Novecento ricorda dei festeggiamenti ancora più grandiosi di quelli odierni: iniziate il sabato sera attraverso la messa e la processione, le celebrazioni si protraevano talvolta fino al martedì successivo, all’occasione ci si preparava mediante nove giorni di preghiera, la novena.
Era contemplata la figura di un obriere, di sesso maschile, che, a differenza di quanto accade attualmente, non compiva alcuna questua.
Caratteristici dei festeggiamenti erano i balli in piazza e la presenza delle bancarelle, i piaceri de is paradasa e la corsa degli asinelli.[1]
 
 

San Vincenzo Martire

L’attuale chiesa parrocchiale dedicata a San Vincenzo Martire (patrono di Orroli) e Sant’Anastasia conserva in buona parte i caratteri architettonici gotico-aragonesi del Cinquecento (per la precisione 1582 come da iscrizione sul capitello destro dell’arcone gotico) anche se realizzata su preesistenti strutture cultuali databili al XII secolo.
Sempre del Cinquecento è l’imponente torre campanaria a canna quadrata, realizzata in porfido rosso e dotata di monofore a sesto acuto ornate da archetti pensili. La facciata, che si configura con terminale piano su cui poggia un’interrotta teoria di merli lanceolati, è tipizzata dal bel portale impreziosito da fregi di gusto moresco.
Anticamente, nel sagrato della chiesa c’era un cimitero ed un ossario.
La chiesa ospita al suo interno una bellissima esposizione di paramenti sacri.
Il santo, patrono del paese, viene festeggiato il 22 gennaio; già dal secolo scorso le celebrazioni in onore del santo erano soltanto religiose: la festa era preceduta dalla novena, veniva celebrata la messa da più sacerdoti, la processione si teneva la sera del 21 gennaio e no veniva nominato nessun obriere ma veniva offerto un piccolo rinfresco da parte del sacerdote. [2]
 

San Nicola

Chiesa di San Nicola Un altro importante esempio della frequentazione umana nel passato del territorio orrolese è data dalla chiesa di S. Nicola. Situata nella periferia del rione più antico dl paese, al centro di una vasta area ricchissima di emergenze archeologiche, delle quali allo stato attuale è visibile solo il nuraghe omonimo, parzialmente interrato e inglobato nell'antico tessuto urbano. La tradizione vuole che la chiesa sia stata la prima chiesa parrocchiale di Orroli, mantiene questo ruolo fino al Cinquecento quando con l’aumento demografico e l’espansione dell’abitato non è più in grado di assolvere alle sue funzioni. A questo periodo infatti risale la costruzione dell’attuale parrocchiale S. Vincenzo Martire. Nel XVI secolo la chiesa con un una ristrutturazione viene modificata in alcune parti essenziali per assumere l’aspetto finale: la facciata, sormontata da un campaniletto, dotata di tre ingressi, è caratterizzata da un ampio protiro. All’intero, la chiesa si articola in tre navate abbastanza amplie, dotate di copertura lignea a capriate e delimitate da arconi a tutto sesto; il presbiterio, leggermente rialzato rispetto al piano delle navate, ha un altare semplice impreziosito dalla presenza dei simulacri di due leoni di pregevole fattura, poste alla base dello stesso. Nel corso degli ultimi interventi di restauro lo smantellamento della pavimentazione ha permesso l’individuazione di strutture preesistenti: un edificio di epoca altomedioevale realizzato su costruzione murarie del periodo nuragico, per poi arrivare all’individuazione del perimetro di un primo tempio cristiano del VI secolo da cui con successivi ampliamenti è derivata la struttura attuale.
Il santo viene festeggiato due volte nel corso dell’anno: il 6 dicembre e il 25 maggio. Il culto per il santo ha origini antiche, e nella prima metà del ùNovecento coinvolgeva quasi 100 cavalli e 30/40 buoi aggiogati, con grande partecipazione anche dai paesi vicini, con balli nel sagrato della festa per tutta la serata del 25 maggio.. la buona riuscita dei festeggiamenti era affidata a un capobriere, di sesso maschile, che provvedeva all’ organizzazione dei balli e alla distribuzione di dolci e caffè a coloro che partecipavan alla processione. Durante i festeggiamenti aveva luogo una fiera che col passare del tempo ha lasciato il posto a un numero sempre minore di bancarelle di dolciumi. Negli ultimi anni invece la festa di san Nicola ritrova le sue origini attraverso la disposizioni nel rione omonimo di  bancarelle che espongono prodotti artigianali del paese, degustazioni,  e attraverso le processioni a cui prendono parte gruppi folk e medievali.
I festeggiamenti di dicembre hanno sempre avuto invece un tono minore; la notte tra il 5 e il 6 nel piazzale della chiesa veniva acceso un falò con legna donata dai volontari del paese mentre il giorno succesivo il santo veniva portato in processione  ma senza la partecipazione di cavalieri né buoi.
 
 
 

Santa Caterina

Chiesa rurale a 2 Km dal paese, edificata nel Cinquecento è di stile gotico-catalano attardato nutrito di elementi vernacolari. L’esterno è in pietra a vista, facciata essenziale con un portale centrale sormontato da un piccolo rosone, abside cupolato, monofore con arco a tutto sesto lungo i fianchi. La leggenda narra che Santa Caterina insieme alle sorelle Santa Barbara e Santa Maria avesse scagliato una pietra per decidere dove sarebbe sorto un edificio a lei dedicato, questa sarebbe appunto caduta tra le campagne di Orroli
Nel mese di giugno la chiesa ospita la sagra Santa Caterina:  festa votiva di antica origine pagana, che gli Orrolesi, molto devoti alla Santa, vivono con sentita partecipazione.
La festa comincia il venerdì con la partenza, dal paese, della processione e delle traccas, carri a buoi e trattori sontuosamente addobbati, verso la chiesa campestre. Giunti in campagna, i fedeli provvedono a sistemarsi nei loggiati, dinanzi ai quali pongono in bella vista le traccas, in modo che trine, pizzi e merletti siano ben visibili ai passanti.
Nei tre giorni successivi, solenni sono i festeggiamenti popolari. Di fronte alla chiesa, ne "is lollas" (i loggiati), si dorme e si mangia la notte del venerdì e del sabato fino alla domenica.
Poi, la domenica pomeriggio, in un clima di mistica suggestione, grande partecipazione e commozione popolare il paese riaccompagna in processione la Santa verso la chiesa di san Vincenzo Martire, scortata dai numerosi cavalieri a cavallo, dai gruppi folk, dalle tante traccas che offriranno dolci all’arrivo in paese, e dai numerosi fedeli. Prima degli anni Settanta del Novecento erano previsti solo due giorni di festeggiamenti: dalla sera del sabato alla sera del giorno seguente: mentre il rientro della santa nel paese avveniva come si svolge attualmente, con la processione dei cavalieri, delle traccas e dei fedeli a piedi, l’arrivo alla località santa Caterina per le traccas si svolgeva autonomamente, partivano infatti la mattina del sabato nel tentativo di occupare i posti più riparati  e ombreggiati.
Durante la processione molte donne portavano i capelli sciolti o strisciavano con le ginocchia per adempiere qualche voto offerto alla santa; il suo simulacro veniva portato in spalla insieme a un cero che assume una funzione chiave nei festeggiamenti : la festa della cera oggi denominata su cereu: il cero viene consegnato nella domenica successiva< alla sagra, al nuovo capobriere che deve custodirlo e ornarlo di fiori nella propria casa per un anno, fino a quando verrà consegnato al capobriere successivo.
Il capobriere, sempre di sesso maschile,  aveva in origine il compito di organizzare le serate di festa, di distribuire i dolci a tutti coloro che la domenica partecipavano alla messa, portare il caffè all’alba della domenica a chi pernottava sul posto, offrire da bere ai cavalieri al rientro dalla processione.[3]
 
 
[1] Cfr Angela Orgiana, Orroli. Le feste e le tradizioni religiose, in Feste, riti e tradizioni nei paesi della consulta, Cagliari, edizioni Sole, 2004, pp 105, 106.
[2] Ibidem pp 106,107.
 
[3] Ibidem pp. 103-105.